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il mio iperuranio personale

il cuore avrà anche le sue ragioni..ma non ha testa

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lombardia

Atterrati su in Brianza come un 747
siam cresciuti di nascosto, come le castagne matte
La regina Teodolinda ci faceva l'occhiolino
ma noi irriconoscenti, non gli abbiam fatto l'inchino

Imparammo la chitarra per avere un occasione
per paura di sentirci come un mobile a Lissone
Poi ci siamo travestiti da soldati di ventura
per cercare di scalare questa ripida pianura

Lombardia, com'è facile volerti male
di sorrisi non ne fai e ti piace maltrattare
ma noi siamo i figli storti, nati dentro un'osteria
e riusciamo a respirare, pur essendo in Lombardia

A Milano costruimmo una giostra di cristallo
ma la pioggia di monete l'ha distrutta sul più bello
riparammo nei quartieri dove c'è periferia
perchè sotto l'immondizia sta nascosta la magia

E fu notte sempre lunga, ubriaca nei sobborghi
imparammo a camminare con il passo dei balordi
il profumo dell'asfalto ed il nome dei coltelli
diventammo spazzatura, diventammo molto belli.

Lombardia, com'è facile volerti male
di sorrisi non ne fai e ti piace maltrattare
ma noi siamo i figli storti, nati dentro un'osteria
e riusciamo anche a volare, pur essendo in Lombardia

Quando venne l'uragano ci sorprese sopra Lecco
lo prendemmo per la coda e lo ficcammo dentro al sacco
anche il lago fu gentile, ci ha svelato il suo mistero
con in cambio la promessa di non raccontarlo in giro

Abbiam preso qualche stella dalla notte bergamasca
mentre il diavolo rideva gli fregammo la sua crusca
poi chiedemmo alla montagna di cantarci una canzone
e nella valle sottostante tutti fecero l'amore

Lombardia, com'è facile volerti male
di sorrisi non ne fai e ti piace maltrattare
ma noi siamo i figli storti, nati dentro un'osteria
e riusciamo a respirare, pur essendo in Lombardia

Abbiam fatto la scommessa di una vita rattoppata
come quando giochi il due nella briscola chiamata
non ci provoca vergogna la volgarità o il baccano
perchè anche l'occhio pesto può vedere assai lontano

Quindi non ci biasimare se non siamo riverenti
é difficile parlare con in bocca il paradenti
Se non puoi volerci bene facci almeno compagnia
Tanto sai dove trovarci.buonanotte Lombardia

ciao zio

In memoriam
Enzo Peserico (1959-2008)

di Massimo Introvigne

enzo pesericoQuella che Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770-1831) chiamava l’astuzia della ragione, e che per il credente altro non è che l’occasione per prestare ascolto alla voce mai assente della Provvidenza, ha fatto sì che nel primo giorno dell’anno quarantennale del 1968 il Signore abbia improvvisamente chiamato a sé Enzo Peserico, collaboratore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e dirigente di Alleanza Cattolica, che agli avvenimenti del “Sessantotto” ha dedicato i suoi studi più profondi. Enzo Peserico ci ha insegnato per anni – con evidenti e profonde implicazioni pedagogiche – che il Sessantotto nasceva da un’esigenza a suo modo comprensibile: la rivolta di molti giovani contro la “società dei consumi” che, per quanto fosse capace di soddisfare molti bisogni materiali, sostanzialmente deludeva rispetto a quell’attesa di felicità che continuamente prometteva, ma che la pura moltiplicazione del consumo non poteva dare. Delusa però dai fondamenti retorici laicisti proposti dalla cultura dominante, ma nello stesso tempo certamente incapace di recuperare verità tradizionali in ordine alla fede e alla ragione (le stesse frange “di destra” e cattoliche che partecipano al movimento degli studenti “sessantottino” rimanevano subordinate, come mostrava Peserico, alla sua “ala marciante”, che era antireligiosa e antitradizionale), la rivoluzione culturale del 1968 si sfoga in due direzioni. Secondo lo schema proposto dallo studioso milanese, o si presenta come rivoluzione in interiore homine (“la vita come rivoluzione”), che dissolve l’individuo scollegandolo da ogni legame – con Dio, con gli altri e alla fine anche con se stesso, fino all’autodistruzione tramite la droga o il suicidio –, ovvero come rivoluzione politica (“la vita per la rivoluzione”) che tuttavia (benché s’intrecci con il tentativo di recupero da parte del marxismo, e con trame più o meno torbide che cercano di manipolarla) manca di un progetto razionale compiuto e spesso diventa violenza per la violenza e autodistruzione non più individuale, nella tossicodipendenza, ma collettiva, nel terrorismo.
Le due tendenze confluiscono in Italia nel “secondo Sessantotto” del 1977, e nell’Europa dell’Est nei movimenti studenteschi – che scoprono insieme, e confusamente, la droga, il teppismo e la violenza – che turbano il passaggio al post-comunismo dopo la caduta del Muro di Berlino e dell’Impero Sovietico fra il 1989 e il 1991. Le analisi di Enzo Peserico mostrano una singolare – e, per chi ha avuto la fortuna di fruirne per anni, provvidenziale – convergenza con il recente insegnamento di Papa Benedetto XVI, secondo cui “la cesura del ‘68” è insieme “la crisi della modernità” e “l’esplosione della grande crisi culturale dell’Occidente”: una “rivoluzione culturale” che vorrebbe “ricominciare da zero in modo assolutamente nuovo”; ma dopo la prima rottura del 1968 c’è anche “la seconda cesura nell’89” con “il crollo dei regimi comunisti” nell’Europa dell’Est, la cui “risposta non fu il ritorno alla fede, come si poteva forse aspettare” ma “lo scetticismo totale, la cosiddetta post-modernità” secondo cui “niente è vero”, anzi la stessa nozione di verità va rifiutata perché “è intollerante”. Queste rotture configurano “una caduta, potremmo dire, nel nichilismo” che in qualche modo chiude un plurisecolare processo rivoluzionario europeo mentre lo porta alle estreme conseguenze (Benedetto XVI, Incontro con il clero delle Diocesi di Belluno-Feltre e di Treviso, Auronzo di Cadore, 24-7-2007).
Ridurre tuttavia il magistero culturale e morale di Enzo Peserico alla sua mirabile analisi di tutto quanto ruota intorno al Sessantotto – sul quale aveva appena completato la stesura di un volume, di prossima pubblicazione – sarebbe veramente fargli torto. Peserico è stato soprattutto un grande educatore e formatore di giovani, di adulti e di famiglie: la morte lo ha colto a conclusione dell’ennesimo incontro per famiglie organizzato a Re, in Piemonte, in occasione del Capodanno. Questi giovani, queste famiglie, questi amici sono ora giustamente sgomenti, e piangono il maestro e il compagno di tante battaglie stroncato nel fiore degli anni, quando tanto aveva ancora da dare.
Diventa allora, per chi scrive, obbligatoria una nota personale. Senza Enzo Peserico non ci sarebbe stata la svolta che mi ha portato – dopo molti libri tecnici di sociologia e storia delle religioni – a “scendere in campo” con opere di taglio esplicitamente apologetico e scrivere Il dramma dell’Europa senza Cristo e il suo seguito, Il segreto dell’Europa, che Enzo non vedrà perché esce in questi giorni. Questi volumi nascono da un suo invito a presentare in forma sistematica e seminariale i grandi temi del magistero di Benedetto XVI, e a predisporre libri “da fare” che potessero essere schemi per riunioni, incontri, gruppi di studio. Da lui – non da me – è nato un movimento di cui questi testi sono strumento ma che da Enzo è stato pensato come strategia per la battaglia delle idee del XXI secolo.
La mia ultima conversazione con lui riguarda il rammarico per non avere potuto inserire nell’ultimo volume, Il segreto dell’Europa, già in stampa al momento della pubblicazione dell’enciclica, una riflessione sulla Spe salvi. Enzo, che aveva letto i miei primi commenti sul tema, mi esortava a mostrare come il grande affresco della crisi dell’Europa non dovesse essere disgiunto dalle riflessioni sui Novissimi, quasi che queste fossero solo una clausola di stile dove il Papa, dopo tutto, fa il suo mestiere. Come non pensare a questa conversazione dopo la tragedia che ha colpito Enzo il 1° gennaio 2008? Nella Spe salvi il Pontefice afferma che la stessa espressione “vita eterna” oggi è inadeguata e rischia di non essere capita: una vita eterna ci sembra una vita imbalsamata, sempre uguale a se stessa, noiosa, non più produttiva. Invece, la vita del Paradiso è la “vera vita”, ed è anzi più vera della vita quotidiana in cui si compra, si vende, ci si arrabbia e purtroppo talora anche si pecca e si muore. Una vita che brilla talora in momenti speciali della nostra esistenza, e che ci appare allora come qualitativamente assai superiore a tutto quanto possiamo sperimentare quaggiù. Questa è ora la vita cui Enzo si avvia.
Ma l’insegnamento importante della Spe salvi – tutta tesa a rispondere all’obiezione delle ideologie secondo cui i cristiani, occupandosi della salvezza dell’anima, poco fanno contro le ingiustizie della Terra – è che questa vita eterna non è la beatitudine oziosa che immaginava qualche filosofo greco. È una vita ricca, piena, attiva, e a suo modo anche “sociale”. Da questa realtà che solo Dio davvero conosce e ordina Enzo continua ora la battaglia che combatteva in vita. La continua in un modo certo misterioso, ma che sappiamo per fede essere efficace. A chi – e io sono fra questi – si chiede sgomento “Perché?”, la Spe salvi che Enzo aveva subito amato aiuta a rispondere che l’Aldilà non è il luogo della fine ma dell’inizio, non dell’isolamento beato dalle vicende umane ma dell’operare per una giustizia che solo dal suo compimento escatologico trae la certezza della sua possibile restaurazione. Con umiltà, con timore e tremore rispondo allora anzitutto ai più giovani, cui Enzo ha dato tutto se stesso, che il Signore – che vede cose che noi neppure immaginiamo, e le cui vie non sono le nostre vie – ha forse ritenuto che di Enzo ci fosse bisogno, più ancora che in Terra, nella grande opera d’instaurazione della giustizia che misteriosamente ma sicuramente si compie in Cielo oltre il velo della vita e della morte. Il distacco non ne è reso meno duro: ma la fiducia nel Signore che tutto dispone per il trionfo della verità e della giustizia ci permetterà forse di affrontarlo superando la tentazione della disperazione, che è umana ma, come il Papa ci ricorda, non è mai cristiana. Certi di ritrovare Enzo, testimone della speranza che salva, non solo al termine della nostra vita ma da ora e da subito accanto a noi, con una presenza che nella comunione dei santi non è illusione, sentimento o fantasia, ma vita e realtà.

 

auguriiii!!!!

babbo_natale_e_renne

 

Buon Natale!

cristoforo colombo

E’ gia stanco di vagabondare sotto un cielo sfibrato
per quel regno affacciato sul mare che dai Mori è insidiato
e di terra ne ha avuta abbastanza, non di vele e di prua,
perché ha trovato una strada di stelle nel cielo dell’anima sua.
Se lo sente, non può più fallire, scoprirà un nuovo mondo;
quell’attesa lo lascia impaurito di toccare già il fondo.
Non gli manca il coraggio o la forza per vivere quella follia
e anche senza equipaggio, anche fosse un miraggio ormai salperà via.

E la Spagna di spada e di croce riconquista Granata,
con chitarre gitane e flamenco fa suonare ogni strada;
Isabella è la grande regina del Guadalquivir
ma come lui è una donna convinta che il mondo non pùo finir lì,.
Ha la mente già tesa all’impresa sull’oceano profondo,
caravelle e una ciurma ha concesso, per quel viaggio tremendo,
per cercare di un mondo lontano ed incerto che non sa se ci sia
ma è già l’alba e sul molo l’abbraccia una raffica di nostalgia.
E naviga, naviga via
verso un mondo impensabile ancora da ogni teoria
e naviga, naviga via,
nel suo cuore la Niña, la Pinta e la Santa Maria.

E’ da un mese che naviga a vuoto quell’Atlantico amaro,
ma continua a puntare l’ignoto con lo sguardo corsaro;
sarà forse un’assurda battaglia ma ignorare non puoi
che l’Assurdo ci sfida per spingerci ad essere fieri di noi.
Quante volte ha sfidato il destino aggrappato ad un legno,
senza patria bestemmi in latino prendi il bere d'impegno,
per fortuna che il vino non manca e trasforma la vigliaccheria
di una ciurma ribelle e già stanca, in un’isola di compagnia.

E naviga, naviga via,
sulla prua che s’impenna violenta lasciando una scia,
naviga, naviga via
nel suo cuore la Niña, la Pinta e la Santa Maria.

Non si era sentito mai solo come in quel momento
ma ha imparato dal vivere in mare a non darsi per vinto;
andrà a sbattere in quell’orizzonte, se una terra non c’è,
grida: “Fuori sul ponte compagni dovete fidarvi di me!”
Anche se non accenna a spezzarsi quel tramonto di vetro,
ma li aspettano fame e rimorso se tornassero indietro,
proprio adesso che manca un respiro per giungere alla verità,
a quel mondo che ha forse per faro una fiaccola di libertà.

E naviga, naviga là
come prima di nascere l’anima naviga già,
naviga, naviga ma
quell’oceano è di sogni e di sabbia
poi si alza un sipario di nebbia
e come un circo illusorio s’illumina l’America.

Dove il sogno dell’oro ha creato
mendicanti di un senso
che galleggiano vacui nel vuoto
affamati d’immenso.
Là babeliche torri di cristallo
già più alte del cielo
fan subire al tuo cuore uno stallo
come a un Icaro in volo
Dove da una prigione a una luna d’amianto
“l’uomo morto cammina”
dove il Giorno del Ringraziamento
il tacchino in cucina
e mentre sciami assordanti d’aerei
circondano di ragnatele
quell’inutile America amara
leva l’ancora e alza le vele.

E naviga, naviga via
più lontano possibile
da quell’assordante bugia
naviga, naviga via
nel suo cuore la Niña, la Pinta e la Santa Maria

  http://www.butler.edu/about/abo_vis_virtualtour.asp

partenza: milano malpensa 08/01/2008 ore 10.40 (ora locale)

arrivo: indianapolis international airport 08/01/2008 ore 20.31 (ora locale) 

www.chapliniana.com

C'è una profondissima differenza tra tutti gli uomini e Charlot. Tutti gli uomini ridono dei pesci colorati, mentre Charlot piange per i pesci colorati. In nessuna estetica è stato usato il pianto in questo modo così puro. il pianto è sempre stato una conseguenza. Charlot fa del pianto la causa, la fonte isolata senza relazioni con il motivo che lo provoca. Pianto assoluto.Pianto in se stesso.
Il riso si elargisce ai pesci colorati perchè abbonda e non costa nessuno sforzo. Dopo aver elargito il riso alla donna, al cielo e ai venti gioiosi di primavera, ne resta ancora per gli elefanti e per i pesci colorati, i tranquilli e solitari pesci colorati. Il pianto è un'altra cosa. Si dona all'amore e al morto da cui ci si accomiata. Chi piange si consuma come una candela. Per questo motivo tutti sono avari delle proprie lacrime. Charlot, al contrario, elargisce il suo pianto ai pesci colorati dando esempio di saggezzae di uguaglianza mai eguagliate. Ecco perchè le sue azioni e i suoi gesti possiedono un senso nuovo.
 
Federico Garcìa Lorca, "La morte della madre di Charlot"

facile facile

carlo così è più comodo per tutti e due. sono buona, lo so.
 
 
01. Partiamo dalle domande facili: qual è il mio nome?
02. Ti sei mai chiesto se ne ho più di uno?
03. E che cosa ti sei risposto?
04. Dove ci siamo conosciuti?
05. Da quanto tempo ci conosciamo?
06. Ci conosciamo molto bene?
07. Fumo, e se sì che cosa e quanto fumo?
08. Qual'è il mio cibo preferito?
09. Qual è stata la tua impressione la prima volta che mi hai visto?
10. Ti ricordi quanti anni ho?
11. Quand'è il mio compleanno?
12. Qual è il mio colore di capelli (questa e' proprio facile facile)?
13. Colore degli occhi (questa un po' meno... ma fattibile)?
14. Ho fratelli o sorelle?
15. Quanti, come si chiamano, e quanti anni hanno?
16. sei mai stato/a geloso/a di me? Per cosa?
17. Qual è una delle mie cose preferite?
18. Ho un tic nervoso o un'interiezione ricorrente?
19. Ti ricordi una delle prime cose che ti abbia mai detto?
20. Ti ricordi una delle prime cazzate che ti abbia mai detto?
21. Qual è il mio tipo di musica preferito?
22. Qual è la mia migliore qualità? E qualche talento speciale?
23. E quello che consideri il mio peggior difetto?
24. Sono timido/a o estroverso/a?
25. Diresti che sono buffo/a?
26. Sono ribelle o seguo tutte le regole?
27. Mi consideri un amico/a?
28. Mi definiresti intelligente con poca voglia di fare, secchione da 'imparo tutto a memoria', ...?
29. Mi hai mai visto piangere?
30. Che cosa hai fatto/avresti voluto fare/vorresti fare in quell'occasione?
31. Quale sarebbe un buon soprannome per me?
32. Cosa amo di più?
33. E cosa non sopporto?
34. Qual è il mio luogo preferito?
35. Il colore preferito?
36. Il libro che tengo sempre (metaforicamente!) sul comodino?
37. Il film che conosco a memoria?
38. Potresti immaginare cosa penso di te?
39. Che cosa vorresti che pensassi di te?
40. Ho piercing o tatuaggi in qualche parte del corpo?
41. Sono innamorato?
42. Ho avuto qualche incidente?
43. Quale tipo di follia potrei fare in un momento di insanità mentale?
44. Sono una persona affidabile?
45. Mi presenteresti mai ai tuoi genitori? E ai tuoi amici?
46. Che cosa pensi di me?
47. Ora che sei arrivato alla fine, è stato più o meno faticoso di quanto immaginavi?

sonata a kreutzer

L’istruzione della donna corrisponderà sempre al modo che ha l’uomo di considerarla. Infatti noi tutti sappiamo come gli uomini guardano alla donna.[..] Con l’emancipazione della donna è lo stesso. Infatti la schiavitù della donna consiste soltanto nel fatto che la gente desidera e ritiene molto opportuno servirsene come di uno strumento di godimento. E così, ecco che si dà la libertà alla donna, le si concedono ogni sorta di diritti eguali a quelli dell’uomo, ma si seguita a guardare a lei come a uno strumento di godimento e così la si educa, nell’infanzia e ad opera della pubblica opinione. Ed ecco che essa è la stessa schiava umiliata e corrotta, mentre l’uomo è sempre lo stesso corrotto possessore di schiave.

Si viene liberando la donna nelle scuole superiori, nei tribunali, e si guarda a lei come ad un oggetto di godimento. Insegnatele a guardare se stessa nel modo che le è stato insegnato da noi, e rimarrà sempre un essere inferiore. O, con l’aiuto di medici mascalzoni, preverrà il concepimento, cioè diventerà in tutto e per tutto una prostituta, discesa non fino al grado di bestia, ma fino al grado di cosa; oppure diventerà quello che è nella maggior parte dei casi, ammalata di malattia mentale, isterica, infelice, come appunto sono, senza possibilità di sviluppo spirituale. I ginnasi e le scuole superiori non possono mutare la cosa. Può mutarla soltanto un mutamento nel modo che hanno gli uomini di considerare le donne e le donne di considerare se stesse. Questo si muterà soltanto quando la donna considererà come lo stato più elevato lo stato di vergine e non, come ora, la condizione più elevata come una vergogna e un’infamia. Ma finchè questo non esiste, l’ideale di ogni fanciulla, qualunque sia la sua istruzione, sarà pur sempre quello di attrarre a sé il maggior numero di uomini, il maggior numero possibile di maschi, per avere possibilità di scelta.

E che sappia un po’ di matematica, mentre un’altra sa suonare l’arpa, non servirà a cambiare nulla. La donna è felice, e raggiunge tutto ciò che può desiderare, quando riesce ad affascinare un uomo. E perciò il problema principale della donna è di saperlo affascinare. Così è sempre stato e sempre sarà. Così è per le ragazze, nel nostro ambiente, e così seguita ad essere per le donne sposate. Alle ragazze serve per avere la scelta, alle donne sposate per dominare il marito.

 

 

Lèv Tolstoj, Sonata a Kreutzer, 1889

come diventare antipatici

  1.  Tambureggiare su ogni superficie possibile e immaginabile
  2. Cambiare canale cinque minuti prima della fine di ogni film o telefilm
  3. Svegliare ogni mattina il proprio compagno di stanza con "Metal Music Machine" di L. Reed
  4. Pagare una cena con menetine da 5 centesimi
  5. Apparire sopra la spalla di qualcuno che sta leggendo borbottando qualcosa
  6. Tenere la freccia di svolta per cinquanta chilometri
  7. Con la faccia seria, chiedere alle persone: "Scusa, sei maschio o femmina?"
  8. Ribattere ad ogni affermazione altrui: "Questo è quello che pensi tu"
  9. Lasciare accese le luminarie natalizie fino a settembre
  10. Andare a vedere un'opera lirica e canticchiare cercando di seguire le parole
  11. Al ristorante, chiedere al cameriere una sedia aggiuntiva per il tuo amico immaginario
  12. Segnalare che si è stanchi di fare conversazione mettendosi le mani sulle orecchie
  13. Selezionare la stessa canzone sullo stereo per venti volte
  14. Gridare numeri a caso mentre qualcuno sta contando

 

i deliranti elenchi di una serata speciale

questo è un intervento ad personam. cara bianca, tutto questo è in tuo, mio, nostro onore. perchè ce lo meritiamo un sacco.
 
L'UOMO IDEALE DELLA BIANCA
 
aspetto fisico
alto
belle spalle (specifica: non muscolose in senso rude ma messe bene insomma)
capelli ricci e scuri
occhi ci piacerebbero verdi ma anche scuri potrebbero andare
erre moscia  (importante: non blesa. ovvero vibrante ma non gorgogliante)
mani noccose(ovvero: non tozze ma con le nocche grosse)
a metà tra aspetto fisico e carattere
sguardo profondo e calamitoso, che ti trapassa dentro
carattere
brillante( leggi: intelligenza vispa)
capace di stupirsi
simpatico (ma nel senso di brioso e intraprendente)
<<mi deve tener su con un dito ma in senso spirituale>> (bianca dixit, lav no comment)
 
 
L'UOMO IDEALE DELLA LAV
 
aspetto fisico
-alto (si ma con moderazione..io odio i tacchi)
-magro, molto magro
-corollario alla riga precedente: 
ma non scheletrico o molliccio.con i muscoli lisci, nel senso di non sporgenti.. mi fanno impressione i muscoli che guizzano
-capelli lisci o ricci o medi indifferente, l'importante è che non siano pagliosi. mi piace giocarci
-per il colore degli occhi lascio fare al destino, importante è che non siano a triglia
-fondamentale: mani con dita sottili, delicate, assolutamente bandite unghie lunghe
-sono una fissata dei nasi
carattere
-simpatico, ma nel senso che mi faccia ridere davvero non solo sorridere
-dolce ma assolutamente non melenso
-che sappia parlare di cose serie quando ce n'è bisogno
-che in un adeguato numero di ambiti abbia idee diverse dalle mie
-che non mi dia facilmente ragione
aspetto boh
-che mi voglia bene
 
 
la bianca attende volontari, la lav un pò meno ma è disposta a fare delle selezioni

memorie dal sottosuolo

I
Sono un uomo malato... Sono un uomo cattivo. Un uomo sgradevole. Credo di avere mal di fegato. Del resto, non capisco un accidente del mio male e probabilmente non so di cosa soffro. Non mi curo e non mi sono mai curato, anche se rispetto la medicina e i dottori. Oltretutto sono anche estremamente superstizioso; be', almeno abbastanza da rispettare la medicina. (Sono abbastanza colto per non essere superstizioso, ma lo sono.) Nossignori, non voglio curarmi per cattiveria. Ecco, probabilmente voi questo non lo capirete. Be', io invece lo capisco. Io, s'intende, non saprei spiegarvi a chi esattamente faccia dispetto in questo caso con la mia cattiveria; so perfettamente che neppure ai medici potrò "farla" non curandomi da loro; so meglio di chiunque altro che con tutto ciò nuocerò unicamente a me stesso e a nessun altro. E tuttavia, se non mi curo, è per cattiveria. Il fegato mi fa male, e allora avanti, che faccia ancor più male!

          È già da molto tempo che vivo così: una ventina d'anni. Ora ne ho quaranta. Prima lavoravo, ma adesso non lavoro. Ero un impiegato cattivo. Ero villano e ne ricavavo piacere. Infatti non prendevo bustarelle, dunque dovevo pur gratificarmi in qualche modo. (Pessima battuta; ma non la cancellerò. L'ho scritta pensando che sarebbe risultata molto arguta; ma ora che mi son reso conto che volevo soltanto pavoneggiarmi in modo disgustoso, apposta non la cancellerò!) Quando alla scrivania a cui lavoravo si avvicinavano dei postulanti per chiedere informazioni, io digrignavo i denti contro di loro e provavo un indicibile godimento, quando mi riusciva di dare un dispiacere a qualcuno. Mi riusciva quasi sempre. [..]Poco fa ho mentito sul mio conto, dicendo che ero un impiegato cattivo. Ho mentito per cattiveria. Facevo solo i capricci, tanto con i postulanti che con l'ufficiale, ma in realtà non ho mai potuto diventare cattivo.[..] Non solo cattivo, ma proprio nulla sono riuscito a diventare: né cattivo, né buono, né furfante, né onesto, né eroe, né insetto. E ora vegeto nel mio cantuccio, punzecchiandomi con la maligna e perfettamente vana consolazione che l'uomo intelligente non può diventare seriamente qualcosa, ma diventa qualcosa soltanto lo sciocco. Sissignori, l'uomo intelligente del diciannovesimo secolo deve ed è moralmente obbligato a essere una creatura essenzialmente priva di carattere; mentre l'uomo di carattere, l'uomo d'azione, dev'essere una creatura essenzialmente limitata. Questa è la mia quarantennale convinzione. Ora ho quarant'anni, e quarant'anni sono tutta una vita; sono la più decrepita vecchiezza. Vivere più di quarant'anni è indecente, volgare, immorale! Chi vive oltre i quarant'anni? Rispondete sinceramente, onestamente. Ve lo dirò io chi: gli sciocchi e i mascalzoni.

IX

E perché siete così fermamente, così solennemente convinti che solo ciò che è normale e positivo - in una parola, solo il benessere, sia vantaggioso per l'uomo? Non si sbaglierà la ragione, sui vantaggi? E se l'uomo non amasse solo il benessere? Forse ama esattamente altrettanto la sofferenza? Forse la sofferenza gli è vantaggiosa esattamente quanto il benessere? E l'uomo talvolta ama pazzamente la sofferenza, addirittura con passione, e questo è un fatto. [..] La sofferenza... ma è l'unica origine della coscienza. Anche se all'inizio ho dichiarato che la coscienza, secondo me, è la più grande infelicità per l'uomo, io so che l'uomo la ama e non la baratterebbe con nessuna soddisfazione. La coscienza, per esempio, è infinitamente superiore al due più due. Dopo il due più due, s'intende, non resterà più niente, non solo da fare, ma neppure da conoscere. Tutto ciò che allora si potrà fare è chiudere i propri cinque sensi e immergersi nella contemplazione. Ebbene, con la coscienza invece, anche se si perviene allo stesso risultato, cioè se anche qui non ci sarà nulla da fare, almeno qualche volta ci si può dare qualche frustatina, e questo è pur sempre vivificante. Per quanto retrogrado, è sempre meglio di niente.

 

Dostoevskij

salve

Signore, dal momento che voi e io siamo in un certo senso del
tutto estranei, non sarebbe stato opportuno rendervi partecipe
subito di tutte le circostanze che mi riguardano. Ho cominciato,
vedete, a scrivere non solo la mia vita, ma anche le mie
opinioni; nella speranza e nell'aspettattiva che la vostra
conoscenza del mio carattere e di che razza di mortale io sia vi
permetta di apprezzarmi meglio: mentre leggerete, la conoscenza
superficiale che già esiste tra noi crescerà fino a diventare
familiarità, e questa, a meno che uno di noi non commetta un
torto, finirà in amicizia. - O diem praeclarum! - allora nulla
di ciò che mi è toccato sarà considerato insignificante o
tedioso a raccontarsi.
 
Tristram Shandy                              

margherite

Mi sono comprata una pianta di margherite e l'ho messa sul balcone.
E ogni mattina me ne regalerò una.
Si, voglio uscire ogni mattina con un fiore in mano.
Perchè adoro le margherite.
Perchè è primavera.
Perchè sono felice.
 

piccolo manuale di sopravvivenza femminile

    PREMESSA: questi sono solo alcuni degli infiniti prototipi di ragazzo esistenti al mondo. Ho sonno, quindi ho scritto solo questi. Non vogliatemi troppo male.  

   Nota per i ragazzi che leggeranno: se volete sapere la vostra collocazione, chiedetemela: sarò lieta di rispondervi.

   Distinti saluti

 

 

·        “Una lacrima sul viso”  -  homo lacrimosus

 

Razza che, stranamente, non è ancora in via d’estinzione. Non c’è purtroppo modo di riconoscerli in precedenza. Solo quando vedrete qualcosa di sospetto brillargli sul ciglio potrete essere certe di trovarvi davanti a un esemplare della suddetta categoria. Questi soggetti pensano che inondare di umidità oculare le nostre spalle sia la maniera migliore per dimostrare il loro lato sensibile, muoverci a commozione e, di conseguenza, farci tornare da loro. Errore. Avete giocato sulla (innegabile) tendenza di tutte le donne a fare le crocerossine: ma questa si sviluppa nei confronti del romantico eroe ferito che soffre indicibilmente. Nessuna ha intenzione di fare la tata all’asilo infantile. Unica risposta possibile: “Il centro di ascolto è più avanti, sulla destra. Addio.”

 

·        “Viva la pappa col pomodoro”  -  homo famelicus

 

Peccato, vi iniziava a piacere. Carino, simpatico, sembrava perfetto. Poi l’avete visto mangiare: e lì vi è finita tutta la poesia. Si avventa con barbarico orgoglio sulla sua bistecca, sventola come un direttore d'orchestra le posate (di cui evidentemente ignora la funzione base), trangugia rumorosamente enormi bocconi rendendovi generosamente partecipi dei vari stadi di masticazione (perché, naturalmente, mentre mangia continua allegramente la conversazione).

No, non siamo maniache delle buone maniere. Ma a tutto c’è un limite. Rimedio: un corso accelerato di bon ton. Se non è possibile e volete ancora uscire con lui (solitamente gli esponenti di questa categoria sono assai piacenti) portatelo al cinema. Ma non comprategli i pop-corn.

 

·        “Io vagabondo che son io”  -  homo viator

 

Fondamentalmente innocui. Sono quelli che ti invitano fuori dicendo sempre: “Andiamo a fare un giro”. Maratoneti senza meta, non riescono a sostenere una conversazione in posizione statica, né eretta né seduta: il neurone è legato tramite un ingranaggio particolarissimo e sofisticatissimo al movimento delle gambe. Se ne consiglia la frequentazione nei mesi primaverili, prima della prova bikini.

 

·        “In ginocchio da te”  -  homo zerbinus

 

Sono i contemplatori, gli adoratori, i fedeli estasiati del nostro essere. E ci fanno sentire bene. Ci piace essere considerate delle dee. Si, per il primo mese però: successivamente ogni piedistallo diventa scomodo. Gli “zerbini” sono ragazzi in perenne prostrazione, tendono continuamente al non essere della loro personalità per assecondare in tutto e per tutto quella dell’amata. Non fatevi ingannare, non ingannate voi stesse: a noi ci piace litigare. E tanto anche.

 

·        “Lo scrutatore non votante”  -  homo pirla

 

Attualmente è il prototipo di ragazzo maggiormente in circolazione. E’ da considerarsi la Categoria, perché tutti gli esponenti del genere maschile vi appartengono. Si declina in varie sfumature:

-         “Quanto tempo ancora” (pirla amicus sed non multo)_ non si capisce. Usciamo, ci divertiamo, etc etc. Che bello. Si, ma poi? Ti prego, se sei un essere di sesso maschile, dimostralo: tira fuori gli attributi. Ti informiamo che, di solito, le ragazze sono molto intelligenti, e odiano non capire: e dopo un po’ che non capiscono, si stufano. A te la prossima mossa.

-         “Signor Tentenna” (pirla volo et nolo)_ l’indeciso cronico. Si differenzia dal precedente perché ci rende partecipi delle sue amletiche elucubrazioni mentali. Facilmente riconoscibile: ci mette più di due minuti e mezzo a scegliere tra un caffè macchiato e un marocchino. Da fuggire come la peste.

-         “C’era un ragazzo che come me” (pirla communis)_ è il ragazzo che incontri alle feste, che è seduto davanti a te a lezione, che ti viene presentato da amici di amici. E’ tutti e nessuno insomma. E’ cieco e sordo sia ai segnali positivi che a quelli negativi che tu, implacabilmente, continui a mandargli. Se le donne vengono da Venere e gli uomini da Marte il pirla communis è un chiarissimo esempio di forma di vita proveniente dalle più remote galassie. Non capirà mai una donna, ma sarà beatamente inconsapevole di questa sua ignoranza per tutta la sua vita. Si, è un disastro: ma è tremendamente, incomprensibilmente, infinitamente tenero. E noi, nonostante tutto, gli vogliamo bene

 

Welcome to the Church of the Flying Spaghetti Monster

 

 

I am writing you with much concern after having read of your hearing to decide whether the alternative theory of Intelligent Design should be taught along with the theory of Evolution. I think we can all agree that it is important for students to hear multiple viewpoints so they can choose for themselves the theory that makes the most sense to them. I am concerned, however, that students will only hear one theory of Intelligent Design.

Let us remember that there are multiple theories of Intelligent Design. I and many others around the world are of the strong belief that the universe was created by a Flying Spaghetti Monster. It was He who created all that we see and all that we feel. We feel strongly that the overwhelming scientific evidence pointing towards evolutionary processes is nothing but a coincidence, put in place by Him.

It is for this reason that I’m writing you today, to formally request that this alternative theory be taught in your schools, along with the other two theories. In fact, I will go so far as to say, if you do not agree to do this, we will be forced to proceed with legal action. I’m sure you see where we are coming from. If the Intelligent Design theory is not based on faith, but instead another scientific theory, as is claimed, then you must also allow our theory to be taught, as it is also based on science, not on faith.

Some find that hard to believe, so it may be helpful to tell you a little more about our beliefs. We have evidence that a Flying Spaghetti Monster created the universe. None of us, of course, were around to see it, but we have written accounts of it. We have several lengthy volumes explaining all details of His power. Also, you may be surprised to hear that there are over 10 million of us, and growing. We tend to be very secretive, as many people claim our beliefs are not substantiated by observable evidence. What these people don’t understand is that He built the world to make us think the earth is older than it really is. For example, a scientist may perform a carbon-dating process on an artifact. He finds that approximately 75% of the Carbon-14 has decayed by electron emission to Nitrogen-14, and infers that this artifact is approximately 10,000 years old, as the half-life of Carbon-14 appears to be 5,730 years. But what our scientist does not realize is that every time he makes a measurement, the Flying Spaghetti Monster is there changing the results with His Noodly Appendage. We have numerous texts that describe in detail how this can be possible and the reasons why He does this. He is of course invisible and can pass through normal matter with ease.

I’m sure you now realize how important it is that your students are taught this alternate theory. It is absolutely imperative that they realize that observable evidence is at the discretion of a Flying Spaghetti Monster. Furthermore, it is disrespectful to teach our beliefs without wearing His chosen outfit, which of course is full pirate regalia. I cannot stress the importance of this enough, and unfortunately cannot describe in detail why this must be done as I fear this letter is already becoming too long. The concise explanation is that He becomes angry if we don’t.

You may be interested to know that global warming, earthquakes, hurricanes, and other natural disasters are a direct effect of the shrinking numbers of Pirates since the 1800s. For your interest, I have included a graph of the approximate number of pirates versus the average global temperature over the last 200 years. As you can see, there is a statistically significant inverse relationship between pirates and global temperature.

In conclusion, thank you for taking the time to hear our views and beliefs. I hope I was able to convey the importance of teaching this theory to your students. We will of course be able to train the teachers in this alternate theory. I am eagerly awaiting your response, and hope dearly that no legal action will need to be taken. I think we can all look forward to the time when these three theories are given equal time in our science classrooms across the country, and eventually the world; One third time for Intelligent Design, one third time for Flying Spaghetti Monsterism, and one third time for logical conjecture based on overwhelming observable evidence.

Sincerely Yours,

Bobby Henderson, concerned citizen.

P.S. I have included an artistic drawing of Him creating a mountain, trees, and a midget. Remember, we are all His creatures.

!!!due di picche!!!

LUI: "Usciamo?"
LEI:"Oggi e domani non posso..."
LUI:"Beh! facciamo un'altra volta"
LEI:"Ah, no. Io non faccio programmi"
 
Non è un "no", ma un "mi dispiace".
 
No, il nostro segno zodiacale non sarebbe compatibile.
 
LEI: Ho bisogno di tempo per pensarci, lasciami in pace e non farti più vedere per tutta l'estate; ne riparleremo al ritorno dalle vacanze.
Ad ottobre inoltrato lui da perfetto masochista la cerca 
LEI: Sto bene così, senza di te, ho fatto la scelta giusta. 
 
LEI: Vedi, il punto è che in questo momento non me la sento di avere una storia con nessuno e tu sei una persona che vale troppo per rovinare questa amicizia che sta nascendo. Forse un giorno sarà diverso ma in questo momento è così e ti chiedo di rispettare questa mia decisione. 
LUI: Quando cambierai idea forse io non ci sarò più...
LEI: Si si, ne sono consapevole.
 
Mi dispiace tu abbia frainteso i miei segni d' amicizia: se l'avessi immaginato non mi sarei mai sognata di darti dei segnali "sbagliati" (il tutto mentre lei abbraccia lui strettissimo e, col capo chino, fa sgorgare a comando una sincera lacrima di commozione).
 
Il sentimento in questo momento non fa parte del mio universo.
 
(Lui tenta un impacciato approccio:) Ciao, mi chiamo ...
(Lei, con aria furbetta e altezzosa:) Je ne parle pas italien!
(Lui:) Pas de problemes, je parle francais.
(Lei, fredda, girandosi da un altra parte:) In questo caso non parlo nemmeno francese!!!
 
(Telegramma) Sentimenti mutati. Stop. Ritieniti libero. Stop 
 
Ma non ti senti un po’ ridicolo? (Poi, fissando il suo sorriso imbarazzato:) Almeno togliti quel pezzo di insalata che ti è rimasto tra i denti ...
 
Mi dispiace, ma qualcuno è stato più veloce di te.
 
Guarda, questa è stata una serata perfetta: non la vorrai mica rovinare così?.
 
Credimi... (appoggiandogli una mano sulla spalla) non posso proprio.
 
LEI: È tardi 
LUI: Ma no, dai, non è tardi ... 
LEI: Per una serata come questa, è tardi.
 
Al telefono, risponde il fratello: Mi ha detto di dirti che non c'è ma comunque di lasciare un messaggio
 
Ti presento una mia amica a cui piacerai sicuramente: lei impazzisce per quelli un po' bruttini ma simpatici.
 
Io e te insieme? (risata) Ma dai, sii serio!
 
non é che non ti ami, é a mia mamma che non piaci. :
 
Mi dispiace assomigli troppo a mio fratello.... t
 
a

brevi storie avvenute in ascensore

Una breve storia pulp avvenuta in ascensore
 
"A che piano va?"
"Al quinto."
"Anche io."
"Ha sentito che freddo fa oggi?"
"Eh si, dice pure che pioverà."
"No, sono sicuro di no, il cielo si stava già aprendo."
"Ma quale aprendo? Certi nuvoloni neri..."
"Se le dico che non pioverà, non pioverà"
"Ma lo sa che lei è un bel maleducato... si capisce benissimo che pioverà"
"Ma stia zitto, e pensi a godersi questa bella giornata, screanzato."
"Come si permette di dire ancora che è una bella giornata? Sto davvero perdendo la pazienza..."
"E la perda allora!"
"Ho detto che pioverà!" e, con un gesto secco, lo infilzò da parte a parte con il suo elegante ombrello nero.
 
Una breve storia del terrore avvenuta in ascensore
 
La mamma mi vuole portare per forza in ascensore. Io c'ho paura dell'asensore. Cioè, non c'ho paura dell'ascensore, mica sono un bambino pauroso, io. C'ho paura del mostro dell'ascensore, quello che sta sopra la luce e aspetta solo che le porte si chiudono così può scendere dntro e farti a pezzettini piccoli e poi mangiarti. Ce la fa pure solo nel tempo di due o tre piani, e a me mi fa paura. Mica c'ho paura che mi mangia a me, no no, il mostro dell'ascenspre non li mangia i bambini, dice che gli fanno venire solo più fame, lui si mangia solo i  grandi. Comunque mia mamma dice che non esiste il mostro dell'ascensore e mi ci vuole portare per forza. Piango un pò, la mamma si arrabbia, dice ma guarda sealla tua età devi ancora fare queste storie. Quando siamo dentro guardo subito verso la luce e so che sta lì, il mostro dell'ascensore, sento che ci sta guardando. poi ecco la mamma che spinge il pulsantee io so già che succederà. E infatti. Appena le porte si chiudono il mostro dell'ascensore scende con le sue schifose zampette pelose, la bocca larga e piena di bava e comincia a fare a pezzetti al mia mamma. Io lo guardo mentre si prepara il pranzo, lo so che non posso fare niente ormai. Però c'avevo provato a dirglielo a mamma. Quando le porte si stanno per aprire il mostro dell'ascensore ormai ha finito di mangiare al mia mamma e con un salto se ne torna sopra alla luce. Io scendo dall'ascensore e me ne vado a cercare qualcuno che mi apra casa.
Chissà perchè i grandi non danno mai retta a noi bambini.
 
Una  breve storia surreale avvenuta in un ascensore
 
Non si riusciva minimamente a ricordare come, ma si ritrovava da solo su un ascensore con un asciugamano bianco annodato in vita, la faccia piena di schiuma da barba e un rasoio in mano. Non sapeva che fare, e l'ascensore in movimento preludeva a una prossima apertura delle porte. Quando arrivò al piano, le porte si aprirono e salì un uomo completamente nudo, con in mano una ventiquattroe nera, che gli disse:
"Uff se fa caldo oggi!"
!Eh... si..."
"Ma ha notato che in ascensore si finisce sempre per parlare del tempo?"
"Già.."
"Ah ah ah ah ...Io scendo qui, arrivederci!"
"Arrivederci"
Certo che se ne fanno di incontri strani in ascensore.
 
Una breve storia pignola avvenuta in ascensore
 
Alle 8 e 28 antimeridiane di lunedì 6 febbraio 2006 dopo Cristo un signore di 53 anni, 8 mesi e 21 giorni, vestito con un completo blu oltremare, una camicia bianca, una cravatta rosso bordeaux annodata stile Shrinker e scarpe modello mocassino nere, salì col piede destro su un ascensore di portata 300kg e capienza 4 persone, fermo al terzo piano. Entrò anche col piede sinistro, si guardò nel grosso specchio 1 metro per 1 che occupava quasi tutta la parete opposta alla porta, e allungò la mano sinistra, nello specifico le dita indice e medio, verso un pulsante bianco rotondo del diametro di 2 cm con una grossa T maiuscola incisa sopra. lo spinse con le suddette dita e aspettò che le porte si chiudessero alle sue spalle. Durante i 15 secondi e 8 decimi del tragitto si pulì la narice dstra con il dito pollice della mano destra, lanciò un bacio alla propria immagine allo specchio e intonò le prime tre battute della cnazone "Portami a ballare" di Luca Barbarossa, vincitrice del Festival di Sanremo del 1992. Arrivato al piano terra, si voltò, aprì la porta con la mano sinistra e infilò la mano destra nella tasca destra della giacca per estrarvi le chiavi della Micro blu di sua proprietà. Uscì con il piede sinistro, poi anche con il destro, e lasciò che la porta si chiudesse automaticamente dietro di lui.
Se i miei calcoli non sono errati, oggi alle 6 e 34 pomeridiane lo stesso signore salirà sempre col piede destro su quello stesso ascensore per compiere il tragitto inverso.
 
Una breve storia ermetica avvenuta in acensore
 
"A che piano va?"
"Tremilesimo."
"Facciamo tremilesimo e uno?"
"Non tenti il cuore di un amatore."
"Come tanti, d'altri vien l'accusa."
"La voce trema, l'oca ha starnazzato alfine?"
"Di toro o di topo, la voce ha uno scopo."
"Chi l'avrebbe detto che ci saremm oincontrati proprio in un ascensore!"
"Ora che ci penso, non siamo affatto in un ascensore."
 
Una breve storia a parole difficili avvenuta in ascensore
 
Due letterati rivali da lungo tempo si incontrano nell'ascensore dell'università.
"A che paino va, balogio manichino d'insulsa conoscenza?"
"Al terzo, ridicola farragine di vano sapere."
"Sa che lei non è altro che un querulo sottoprodotto dell'italica accademia?"
"E lei un laido ammasso di buassaggine scevro di qualsiasi pudicizia!"
"Taccia, nembifero ciarlatore d'invereconda attitudine!"
"Non si permetta di darmi pesanza coartandomi in un angolo!"
"Falso serafico, guerrafondaio represso..Per fortuna devo scendere."
"Meglio così, ignominioso balocco azzimato."
Salutatisi così sgarbatamente, si diressero nei rispettivi studi a consultare un vocabolario, per no  sfigurare al prossimo incontro.
 
La più breve storia mai avvenuta in ascensore
 
"Fa caldo oggi eh?"
"No."
 
Una breve storia a sfondo letterario avvenuta in ascensore
 
"A che piano va?" chiese un perfetto sconosciuto a un anziano signore appassionato di Sherlock Holmes.
"Al quarto,... mentre lei si ferma al terzo, vero Ingegner Dal Prà?"
"Perchè pensa che io sia l'Ingegner Dal Prà e che vada al terzo piano?" chiese lo sconosciuto tra lo stupito e l'infastidito.
"Quando l'ho sentita parlare ho colto un accento settentrionale, e prima di entrare nel palazzo ho notato che solo due cognomi sul citofono erano sicuramente settentrionali: Dal Prà e Padoan. Ora, lei è elegantemente vestito, ha una valigetta e le esce dal taschino una penna stilografica, quindi probabilmente è un Ingegnere, o un architetto. Prima di entrare, ho anche notato sulla targhetta del citofono l'intestazione Ingegner Del Prà, mentre non c'era nessuna specificazione accanto al nome del Signor Padoan, che quindi non deve avere alcun studio qui. Da ciò ho dedotto che lei deve essere l'Ingegner Dal Prà."
"Bene... E perchè dice che abito al terzo piano?"
"Lei è un ingegnere, avrà scelto con attenzione il piano dove vivere, e credo sisia limitato a scegliere tra il secondo e il terzo piano, piani nobili, ma lei è giovane, avrà al massimo 35anni, e avrebbe fatto 2 piani a piedi senza problemi se fosse stato al secondo. Per esclusione, lei deve abitare al terzo.", concluse orgolgiosamente.
Lo sconosciuto, pur non chiamandosi affatto Dal Prà, pur non essendo ingegnere, e pur abitando al secondo piano, pigiò con calma il tasto bianco con inciso il numero 3, salutò l'emulo di Sherlock Holmes, complimentandosi per la sua arguzia, e scese una rampa di scale giocherellando con le chiavi di casa, contento per aver dato soddisfazione all'anziano signore.
 
Una breve storia fantascientifica avvenuta in ascensore
 
"A che piano va?"
"Plutone, e lei?"
".."
"Che c'è? Non ha mai sentito di una persona che vuole andare su Plutone?"
".."
"Allora? Sto aspettando..Lei a che piano va?"
".."
"Oh guardi cge se non si decide pigioil tasto mio, eh?"
"..."
"Ah, ma che maleducato!", e, con un gesto deciso, pigiò Plutone.
 
Una breve storia enigmistica avvenuta in ascensore
 
Alle 11:23 del mattino un signore salì sull'ascensore di un elegante palazzo e chiese al giovane ascensorista di farlo andare al piano degli uffici della Deutsche Bank. L'ascensorista, appassionato di enigmistica, pose questo quesito al signore:
"Il numeo del piano a cui vuole andare è uguale ai minuti che sono passati dall'ultima ora esatta, meno il numero dei peccati capitali, diviso il numero dei cavalieri dell'apocalisse, più il numero degli occhi di Polifemo.."
"Oh, spinga quello stupido bottone, idiota."
Alle 11:24 l'ascensorista-enigmista, scuotendo la testa per la scarsa passione enigmistica del cliente, lo portò al quinto piano.
Alle 11:31 L'ascensorista-enigmista venne licenziato per aver importunato un cliente.
 
 
 
 

l'arte del sogno

"Salve e benvenuti ad un altro episodio di televisione educativa.
Stasera vi mostrerò come si preparano i sogni: normalmente la gente pensa che sia un procedimento molto semplice ma in realtà è un tantino più complicato.
Come potete vedere una delicatissima combinazione di complessi ingredienti è la chiave:
innanzitutto mettiamo un tantino di pensieri a casaccio
e poi aggiungiamo appena una punta di reminiscienze del giorno
mischiate con un pò di ricordi del passato
amori relazioni emozioni e tutte le altre cose che finiscono in -zioni
le canzoni ascoltate durante il giorno
le cose che avete visto e altre..ehm..personali"
 

capodanno 2007

è già stato ripetuto da tutto che ricordare ogni singola persona, avvenimento o oggeto che ha contribuito a rendere un capodanno che sembrava partire in minuscola nel CAPODANNO che resterà sempre nei nostri cuori è impossibile..quindi mi limito a un elenco stile lista della spesa della fatidica, inspiegabile, terribile ed inesorabile MALEDIZIONE 
 
il libro color evidenziatore
gli svenimenti mistici
la caffettiera esplosa
le compagne di stanza che al buio si illuminano(chi sa, capirà)
il budino al retrogusto di malboro
le braccia di giose, harry e mie ustionate dalla polenta
il dolce al pandoro della chiara
la serata de " l'ali ha le tette"
l'ali vestita da jessica rabbit ma senza le tette perchè era un'altra sera
il thè della martina alle due di notte ogni sera
i pissarei(come si scrive??) al pomodoro alle 5 di mattina
le calze che si smagliano 5 secondi prima di uscire la sera del 31
le riunione fiume e affumicanti della cupola
il gian che impera, e lo fa bene
santa gallina vergine e martire
il bagno comunitario della stanza chiesura
le aggressioni a bobbio
la nebbia
il freddo
il calduccio dell'ostello
il gioco del saltinmente in cucina
la gara di affetta-zucchine in cucina
la salsa rosa (e qui non commento)
benassi che si addormenta e si perde il brindisi
benassi che risponde alle domande di storia della gasperini
le domande di storia della gasperini
la gasperini
le chiaccherate sulle scale con la lu e la marty alle 5 del mattino
il gioco dell'imbuto
i vecchi che ci vengono a trovare
le relazioni "più belle che mai"
il concerto privo di un pogo assurdo e continuato
la parabola del buon palermitano
il braccio di ferro dei cuochi completamente ubriachi la sera del 31
le BONAZZE (detta da giose..bah..)
carlo che fa il maggiordomo e si incastra nella pentola
la lavy quando la mattina nn si vuole svegliare(by giose pure questa)
la brioche al mattino tiepidina
le prove di teatro..tutte quante
la figlia del popolo
il trucco e parrucco prima dello spettacolo
il problema auto
"t'innamorerai" di masini cantato da tutti gli attori ubriachi prima dello spettacolo
 
 
allor l'elenco è incompleto di sicuro..mi impegno a riaggiornarlo con tutto quello che mi sarà ricordato da voi..vi voglio bene ragazzi
 

amleto

Se è ora non è dopo; se non è dopo sarà ora; se non è ora
dovrà pure succedere. Essere pronti è tutto.
 
Amleto, atto V, scena II                                                

il latino e la cyclette

Il latino e la cyclette di Massimo Gramellini (lastampaweb, 31/10/2006)

Pur non appartenendo alla schiera degli atei devoti che si entusiasmano a ogni sortita dei preti, vorrei appoggiare una battaglia davvero moderna della Santa Sede: lo studio del greco e del latino. E' stato il Pontificio comitato di scienze storiche, nel silenzio imbarazzante dei governi «laici», a lanciare l'allarme. I giovani europei conoscono sempre peggio le lingue morte, eppure questo non li ha resi affatto più vivi. Una colossale idiozia propalata dal luogo comune è che Pindaro e Virgilio non servano a nulla. Come dire che la cyclette è inutile perché al termine dello sforzo non ti sei mosso di un millimetro. Ora, è evidente che in nessun colloquio di lavoro ti chiederanno il quinto canto dell'Eneide (magari nemmeno per diventare insegnanti di latino) e che nessuna ragazza pretenderà di essere corteggiata con i versi dei lirici greci, per quanto più struggenti di tante frasette che si trovano nei cioccolatini. Dal punto di vista di un'utilità immediata, quindi, Pindaro e Virgilio non producono risultati. Però allenano a pensare. Attività fastidiosa e pesante. Ma ancora utile. Anche per trovare un lavoro o una ragazza.

Latino e greco sono codici a chiave, che si aprono soltanto con il ragionamento e un'organizzazione strutturata del pensiero. Insegnano a chiedersi il perché delle cose. Chi impara a districarsi fra Tacito e Platone assimila una tecnica che potrà applicare a qualunque ramo del sapere e della vita. Non è un caso se i migliori studenti delle facoltà scientifiche provengono dal liceo classico. Un tempo queste considerazioni abbastanza ovvie venivano fatte dai genitori, per convincere gli adolescenti riottosi a cogliere la vitalità latente di una lingua morta. Adesso si preferisce tacere, forse per rispettare il diritto dello studente a rovinarsi il futuro con le proprie mani.

beati quelli...

Beati quelli che sanno ridere di se stessi:
non finiranno mai di essere allegri.
Beati quelli che sanno distinguere
un ciottolo da una montagna:
eviteranno tanti fastidi.
Beati quelli che sanno ascoltare e tacere:
impareranno molte cose nuove.
Beati quelli che sono attenti alle richieste degli altri:
saranno dispensatori di gioia.
Beati voi se saprete guardare
con attenzione le cose piccole
e serenamente quelle importanti:
andrete lontano nella vita.
Beati voi se saprete apprezzare un sorriso
e dimenticare uno sgarbo:
il vostro cammino sarà pieno di sole.
Beati se saprete interpretare con benevolenza
gli atteggiamenti degli altri
anche contro le apparenze:
sarete giudicati ingenui,
ma questo è il prezzo dell'amore.
Beati quelli che pensano prima di agire
e che pregano prima di pensare:
eviteranno tante stupidaggini.
Beati soprattutto voi se saprete riconoscere
il Signore in tutti coloro che incontrerete:
avrete trovato la vera luce e la vera pace.
 
(da un'antica pergamena ritrovata nella Certosa di Padula)

raissa

Raissa

Non è felice, la vita a Raissa. Per le strade la gente cammina torcendosi le mani, impreca ai bambini che piangono, s'appoggia ai parapetti del fiume con le tempie tra i pugni, alla mattina si sveglia da un brutto sogno e ne comincia un altro. Tra i banconi dove ci si schiaccia tutti i momenti le dita col martello o ci si punge con l'ago, o sulle colonne di numeri tutti storti nei registri dei negozianti e dei banchieri, o davanti alle file di bicchieri vuoti sullo zinco delle bettole, meno male che le teste chine ti risparmiano dagli sguardi torvi. Dentro le case è peggio, e non occorre entrarci per saperlo: d'estate le finestre rintronano di litigi e piatti rotti. Eppure, a Raissa, a ogni momento c'è un bambino che da una finestra ride a un cane che è saltato su una tettoia per mordere un pezzo di polenta caduto a un muratore che dall' alto dell'impalcatura ha esclamato: - Gioia mia, lasciami intingere! - a una giovane ostessa che solleva un piatto di ragú sotto la pergola, contenta di servirlo all'ombrellaio che festeggia un buon affare, un parasole di pizzo bianco comprato da una gran dama per pavoneggiarsi alle corse, innamorata d'un ufficiale che le ha sorriso nel saltare l'ultima siepe, felice lui ma piú felice ancora il suo cavallo che volava sugli ostacoli vedendo volare in cielo un francolino, felice uccello liberato dalla gabbia da un pittore felice d'averlo dipinto piuma per piuma picchiettato di rosso e di giallo nella miniatura di quella pagina del libro in cui il filosofo dice: "Anche a Raissa, città triste, corre un filo invisibile che allaccia un essere vivente a un altro per un attimo e si disfa, poi torna a tendersi tra punti in movimento disegnando nuove rapide figure cosicché a ogni secondo la città infelice contiene una città felice che nemmeno sa d'esistere".

da: Le Città Invisibili di Italo Calvino

se adesso te ne vai

 
Se adesso te ne vai
 
 
Guardami negli occhi
ora sto per dirti che
non avrò paura di restare senza te
se adesso te ne vai
non me ne frega niente
domani è un altro giorno
ricomincerò.
E non avrò rancore
quando parlerò di noi
nasconderò il dolore
come non ho fatto mai
ma non mi dire adesso
che ti dovrei capire
perdonami ma non ti perdonerò.
Se adesso te ne vai
e fai crollare il mondo su di me
adesso te ne vai ed io non vivo più
io so mi abituerò
a camminare senza averti accanto
non è così per te
che lo sapevi già
L'ultima valigia e poi tutto cambierà
e già qualcuno aspetta
per portarti via di qua
spero soltanto
che stavolta sia per sempre
ma quanto male fa doverti dire che.
Se adesso te ne vai
non ci sarà più posto dentro me
ti giuro d'ora in poi
io non so più chi sei
trascina via con te
le tue incertezze e la tua ipocrisia
ma il male che mi fai
non puoi portarlo via.
Diventerà uno scudo
col quale mi difenderò da te
e adesso sbatti forte
quella porta via da me.
E maledico il giorno che ci ha unito
e questo che ti vede andare via
non mi rimane che un saluto
abbasserò la testa e così sia.
E adesso te ne vai
e fai crollare tutto su di me
ti giuro d'ora in poi
non so più chi sei
se adesso te ne vai
ti chiedo solo di non voltarti mai
perché non ci sarò
se un giorno tornerai.
Guardami negli occhi
ora sto per dirti che
mentre tu mi lasci
io rinasco senza te.

 

Dedicato a Matteo e Marco.. colonna sonora di certe emozioni in comune...


sonetto 116

Non sia mai ch’io ponga impedimenti
All’unione di due anime fedeli; Amore non e’ amore
Se muta quando scopre un mutamento
O tende a svanire quando l’altro s’allontana.


Oh no!Amore e’ un faro sempre fisso
Che sovrasta la tempesta e non vacilla mai;
e’ la stella che guida di ogni barca,
il cui valore e’ sconosciuto, benche’ nota la distanza.


Amore non e’soggetto al Tempo, pur se rosee labbra
e gote dovran cadere sotto la sua curva lama;
Amore non muta in poche ore o settimane,


ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio;
se questo è un errore e mi sara’ provato,
io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato
 

( W. Shakespeare, sonetto 116)

 

traduzione un pò schifosa ma... stupendo lo stesso

zaira

Zaira

Inutilmente, magnanimo Kublai, tenterò di descriverti la città di Zaira dagli alti bastioni. Potrei dirti di quanti gradini sono le vie fatte a scale, di che sesto gli archi dei porticati, di quali lamine di zinco sono ricoperti i tetti; ma so già che sarebbe come non dirti nulla. Non di questo è fatta la città, ma di relazioni tra le misure del suo spazio e gli avvenimenti del suo passato: la distanza dal suolo d'un lampione e i piedi penzolanti d'un usurpatore impiccato; il filo teso dal lampione alla ringhiera di fronte e i festoni che impavesano il percorso del corteo nuziale della regina; l'altezza di quella ringhiera e il salto dell'adultero che la scavalca all'alba; l'inclinazione d'una grondaia e l'incedervi d'un gatto che si infila nella stessa finestra; la linea di tiro della nave cannoniera apparsa all'improvviso dietro il capo e la bomba che distrugge la grondaia; gli strappi delle reti da pesca e i tre vecchi che seduti sul molo a rammendare le reti si raccontano per la centesima volta la storia della cannoniera dell'usurpatore, che si dice fosse un figlio adulterino della regina, abbandonato in fasce lì sul molo. Di quest'onda che rifluisce dai ricordi la città s'imbeve come una spugna e si dilata. Una descrizione di Zaira quale è oggi dovrebbe contenere tutto il passato di Zaira. Ma la città non dice il suo passato, lo contiene come le linee d'una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, negli scorrimano delle scale, nelle antenne dei parafulmini, nelle aste delle bandiere, ogni segmento rigato a sua volta di graffi, seghettature, intagli, svirgole.

da: Le Città Invisibili di Italo Calvino

Questo libro è fantastico...vi metterò le città più belle.."perchè è il mondo il luogo più bello per sognare"
 
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lavinia peserico

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ke dire..segni particolari;BELLISSIMA...altre qualità...beh,sono affascinante,allegra,spiritosa,dolce,gentile,generosa,comprensiva,MISERICORDIOSA..se ho un difetto è la franchezza...